L'intelligenza millenaria della Chiesa

I politologi, i cultori delle organizzazioni complesse, gli studiosi della struttura e della funzione del potere, non possono ignorare, sebbene laici o atei come me, l'intelligenza del dominio millenario della Chiesa Cattolica, con l'elezione di papa Francesco. Degli ultimi due questo è certamente l'atto più rivoluzionario e decisivo: la Chiesa si apre, riconosce e interpreta, come prima istituzione politica al mondo, l'avvento delle piattaforme continentali di nazionalità. Contro tutti i micro analisti, che per questo o per quello, cercavano un papa proveniente da un singolo Stato, che fosse italiano, americano o brasiliano, la Chiesa ha eletto un papa rappresentativo di un intero continente; e con questo gesto dichiara la totale dissoluzione degli Stati ottocenteschi; riconosce e si riconosce nei nuovi soggetti politici emergenti del 2000 ed oltre: le nazionalità che superano i confini di ogni statualità e si distendono su interi continenti. E lo fa con un papa apparentemente precario per età e salute fisica, con semplicità e umiltà, che offre alle moltitudini (come direbbe Toni Negri) il gesto del suo primo gesto, la preghiera, cioè il connotato del suo più forte connotato. Lo fa in altre parole dichiarando che il governo della religione alla Wojtyla o alla Ratzinger non basta più. Per la nuova era, per le piattaforme continentali di nazionalità occorre una governance. Questo è il mandato che certamente ha avuto l'Arcivescovo Bergoglio, che per questo si è chiamato Francesco, il campione universale della destrutturazione delle burocrazie del potere, il fautore della gestione quotidiana dell'azione politica cristiana che unisce comunità globali di umanità partendo da dove gli umani sono più popolosi e più bisognosi, l'emblema simbolico assoluto della governance.
Scusate il vezzo dissacratore e sarcastico, ma sembra che siano gli unici ad aver letto i miei libri.

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