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Ce.A.S Online

Cosmogonie del Potere: Il Capo Espiatorio

Lettera aperta alla città di Terracina sul distretto della integrazione

 Consiglieri Comunali del Comune di Terracina

Partiti Politici del Comune dei Terracina

Organi di Stampa

 

Oggetto:   TERRACIRCE: UN NUOVO COMUNE PER IL DISTRETTO DELL’INTEGRAZIONE.

 

Sono tornato a Terracina dopo anni. Mi aspettavo una città in crisi, ma concentrata su se stessa, attenta alle proprie esigenze e con una ipotesi, seppur minima, di futuro. E invece, anche spulciando le pagine locali, appare uno scenario desolante e per molti aspetti noioso. Una città stanca, avvilita dal peso della disamministrazione, sfibrata da anni di indifferenza e trascuratezza, con cittadini sfiduciati e amministratori vacui. Si sente ovunque il “cra cra delle ranelle” che sguazzano nella palude, distesa più nella politica che sulla vallata. Una città, come si diceva una volta, prona sulla palude che ha dentro di sé. Qualcuno tenta un progetto innovativo, qualcun altro di rianimare un malato terminale con ipotesi mirabolanti di università stupefacenti, ingressi in città labirintici e isole pedonali intermittenti. Tutti assieme soffocati da un debito di cui si ignora davvero la natura e la dimensione. Il paradosso è che sono stati chiamati a risolvere il problema coloro che lo hanno prodotto. Sarà sintomo di questa crisi generale premiare chi sbaglia? O è l’effetto del declino italiano per colpa di una cultura berlusconiana ignara delle responsabilità e concentrata esclusivamente sul godimento?

Il sintomo più evidente e soffocante di questo declino è l’assenza di confronto sui progetti generali e le ipotesi di sviluppo. Quando una città non parla di sé e delle sue prospettive, lascia i cittadini soli, sottrae loro il futuro e blocca ogni speranza. Significa praticamente che la gente non investe più, non prova più, si organizza per gestire l’esistente, nel silenzio della quotidianità e disconnessa dalla convivialità. La solitudine è pesante e blocca ogni ambizione.  

La testimonianza di questa solitudine indistinta di massa è data, almeno per ciò che appare sulla stampa locale, dal disperato tentativo del Sindaco, affaticato a parlare di un rinascimento inflazionato, e soffocato dal “praticume” delle vecchie alleanze comunali.  

Vorremmo amministratori che non trasferissero la soluzione dei problemi ad altri amministratori, nella veste di Commissari, ma che dimostrassero una effettiva competenza. 

Io credo che i cittadini di Terracina, e la sinistra in particolare, debbano cominciare a pensare non alla ennesima città nuova, ma a una NUOVA CITTA’: a un’altra città, un nuovo comune, a una città riformulata sulla base degli indirizzi dell’ultima finanziaria, su altri confini e con più ampi territori. È necessario costruire una nuova area metropolitana, accorpando il comune di Terracina e quello di San Felice Circeo che, pur mantenendo integre le rispettive municipalità, riescano a governare nella sua interezza il golfo intero come sbocco territoriale della cultura e della storicità. A partire da Roma Eur fino a Sabaudia corre un’area metropolitana ormai unica, un Distretto della Modernità in cui insistono una serie continua e lineare di città nuove, città costruite durante il ‘900. Da San Felice Circeo a Gaeta, anche considerando il parco nazionale del Circeo e l’antica Privernum, o ancora fino a Minturno, può esistere un nuovo Distretto, omogeneo e orizzontale, fatto di comuni antichi, riuniti dal legame mitologico e culturale della percorrenza e da una integrazione unica tra naturalità della presenza storica e itinerari umani. Un distretto della presenza o della testimonianza che è valso sempre per chi è passato e coloro che sono rimasti. Una cultura dei luoghi e degli insediamenti storici che ne fa un unico e insuperabile patrimonio della umanità. Il golfo di fronte alle isole pontine può costituire il primo naturale sbocco dedicato agli insediamenti storico-antropologici della percorrenza di questo ipotetico Distretto, lasciando al Golfo Gaeta – Minturno la rappresentanza della cultura relativa alle città marinare. Questo progetto si integra con un più ampio progetto di rivisitazione culturale del Lazio, in cui si costruiscano distretti integrati e comuni nuovi sulla base della valenza culturale dei territori. È una connotazione amministrativa che sta avanzando in Italia e noi stessi siamo impegnati sul piano professionale a realizzare in Toscana, ad esempio, un Distretto del Rinascimento e a Sorrento il Distretto Turistico che Terracina non ha voluto e saputo realizzare. Questa articolazione culturale, economica e sociale è la forza storica italiana, elemento di studio a livello internazionale, che per essere realizzata richiede nuove figure amministrative, servizi integrati e comuni accorpati.

La politica turistica di Terracina non esiste più. La sua vocazione è frantumata contro gli scogli della disamministrazione e di un ceto politico pieno di parole vuote, belle speranze e pochi progetti. Tuttavia esiste nel nostro golfo ancora una valenza turistica, che non è più fatta del piano spiaggia sottratto per beghe personali ai cittadini, ma di una storicità che dalla grotta delle capre, dove è stato scoperto uno dei più antichi insediamenti umani, fino alla integrità e incomprensibile resistenza del centro storico di Terracina, è sempre una nostra preziosa risorsa. Il teatro romano è ancora un rudere. Ma l’insieme tra l’atrio della piazza del Municipio con il suo Palazzo fascista, l’antica via Appia, il Teatro, la Cattedrale e il Palazzo Braschi rappresentano un unicum storico di spazi vivi e permanentemente attivi in 2000 anni di storia perfettamente rappresentata in un solo sito integrato. Lo chiamerei il Distretto della Integrazione perché, appunto, la connotazione tipica è l’integrazione tra mari e monti, tra insediamenti e percorrenza, tra etnie e accoglienza, tra storicità differenziate, tra mito e realtà. Se si pensa che ormai da 200 anni lo sviluppo è il prodotto della logica della tecnologia, e che la logica della tecnologia futura è quella dell’integrazione, si capisce quanto è moderno questo concetto antico e quanta è ampia la potenzialità di questo territorio. Ci vuole coraggio. Una idea di Giovanni Rocci, che noi potremmo riprendere oggi, era quella di chiedere all’UNESCO il riconoscimento di patrimonio universale della umanità per il sito storico culturale di Terracina alta, che noi trascuriamo ma che è unico al mondo.  Noi potremmo insegnare la valenza dei luoghi identificati contro la vocazione degli spazi attrezzati, potremmo insegnare la fruizione contro il consumo, e non riusciamo ad illuminare uniformemente la città.

Una finanziaria che taglia le spese e induce ad accorpare i comuni, ci permette oggi di realizzare questa TERRACIRCE, questo comune nuovo, questo Distretto della Integrazione, che sappia aprirsi ai sistemi della comunicazione globale e offrire servizi integrati. Una ipotesi di Nuova Città, priva della retorica degli appelli evangelici per un perenne rinascimento, e piena di progetti di sviluppo e di innovazione. Leo Longanesi, un conservatore di altri tempi che nulla ha a che fare con la destra arruffona e pavoneggiante dei nostri comuni, diceva che gli Italiani alle ristrutturazioni preferiscono le inaugurazioni. Eviterei di fare feste, anche per le ristrettezze finanziarie, e cercherei progetti innovativi. Il più importante mi sembra quello di realizzare un nuovo comune, rispettoso delle reciproche municipalità, unendo San Felice Circeo e Terracina, e successivamente integrando l’entroterra della antica Privernum, come capofila di un Distretto della Integrazione, che, assieme al Distretto della Modernità, offre al mondo i simboli e i significati della eterna percorrenza.