per entrare nel booksite all'interno è necessario chiedere l'accesso a: www.alessandroceci.eu - la segreteria di redazione invierà l'apposita procedura | La nostra singolarità, nata da una violenza simbolicamente esagerata e, pertanto, equivoca, riguarda un determinato intervallo storico: Italia dal 1945 ad oggi. Che cosa è successo e come? Che cos’è questa traccia di sangue e di dolore che, giorno dopo giorno, il potere, una certa idea di potere, ha impresso dentro le città e sul volto della quotidiana paura dei suoi cittadini? È una cicatrice mai rimarginata sul bel corpo della nostra storia. Sono le orme di sangue nella foresta politica di una società particolare che, dopo il 1945, alla politica ha dato interamente se stessa. Senza
la politica l’Italia è incomprensibile. Oltre la litania banale e stupida di tanti
detrattori occasionali e opportunisti, questa è la inequivocabile essenza
italiana. La politica è ovunque l’unico fatto sociale totale,
il solo vettore che passa trasversalmente dentro ogni sistema e dentro ogni
soggetto sociale: il solo a legarli assieme nella unità che è il fondamento
della complessità. Senza l’unità politica, come insegna la filosofia della
polis greca e Hannah Arendt, la società complessa ritorna nel caos e
l’individuo perde la sua naturale, umana condizione di cittadinanza. Ovunque è
così. Ma per l’Italia la politica è anche cervello e la spina dorsale: sia la
struttura scheletrica che la tiene in piedi; sia il sistema di connessioni
logiche ed emotive che la
articola. Quando la società e le istituzioni, dopo il 1945,
non c’erano più, i partiti c’erano già. La struttura sociale, ancora
prevalentemente agricola, era estranea anche alla guerra tra industria di
produzione delle armi e tecnologia militare atomica, quale è stato l’ultimo
conflitto mondiale guerreggiato. La società era sconquassata dalla sua
arretratezza ed era lacerata dalle parti in lotta. Diremmo oggi, dalla sua
entropia. |
