Qui intendo soltanto segnalare una possibilità interpretativa: che il terrorismo glocale di Al Qaeda non sia altro che un effetto tradizionale dei conflitti delegittimati della democrazia, in questo caso della democrazia della comunicazione che con un ampio processo di globalizzazione sta eliminando i suoi confini e quindi i suoi nemici esterni e li sta trasformando in oppositori interni. Null’altro che un doloroso processo di pacificazione globale. D’altronde, anche in termini quantitativi, i morti prodotti dal terrorismo sono molti di meno di quelli prodotti dalle guerre tra Stati medievali armati da tecnologie industriali. Se fanno più male i martiri del terrore piuttosto che i martorizzati dalle guerre è semplicemente perché il terrorismo è una azione politica interna, inghiottita voracemente dalle fameliche telecamere della globalizzazione. La guerra era esterna ed estranea alla tv generalista, al limite circoscritta in una riserva indiana di reportage intellettuali. Bin Laden occupa le prime pagine dei telegiornali perché vive con noi, tra noi, all’interno dei nostri incubi mediatici quotidiani, al fianco di genitori e figli assassini nella provincia italiana. Un protagonismo che cerca legittimazione da coloro che proclamano di voler contrastare quel protagonismo con il loro protagonismo. D’altronde, tutti coloro che cercano politiche di contrasto, producono politiche di contrasto alle politiche di contrasto. per entrare nel booksite all'interno è necessario chiedere l'accesso a: www.alessandroceci.eu - la segreteria di redazione invierà l'apposita procedura |
